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Questo articolo è originariamente apparso nella pagina economica dell'ultima edizione di Cuore (e si intitolava, cripticamente "Il caro prezzo della pubblicità". Poi in redazione l'hanno reintitolato così); parla di pubblicità murarie, televisive e telefoniche, ma LO STESSO DISCORSO si applica ad Internet.

Se guardo il tuo spot, poi mi devi un tot

Eppure Maurizio Costanzo, che di capitalismo scellerato se ne intende, l'aveva affermato chiaramente già qualche anno fa: "La Rai si paga col canone, la tv commerciale si paga guardando la pubblicità" (cito a memoria ma il senso è quello). Questa gigantesca affermazione, capace già da sola di scuotere alle fondamenta il sistema economico occidentale, era pero' passata inspiegabilmente inosservata. Eppure la pubblicità non piace a nessuno, tranne ad alcuni pericolosi dementi; tutti indistintamente la percepiscono come "un prezzo da pagare", ma nessuno si è mai curato di quantificarlo pubblicamente in lire.

La questione viene riproposta in termini ancora più chiari da questa offerta telefonica (telefonate gratis in cambio di spot inseriti prima e durante la chiamata, ndr), che per la prima volta ci permette di capire, cifre alla mano, le straordinarie implicazioni di questo approccio alla propaganda. Sarà finalmente possibile conoscere il nostro esatto valore di utenti pubblicitari, in termini di lira-minuto: si capirà quanto costa guardare un film sui canali commerciali, si potrà valutare economicamente l'ascolto di un'ora di Radio Dimensione Suono o l'uso del radio-taxi, che mi obbliga a un minuto di spot mentre aspetto in linea. Di più: non solo posso sapere quanto rendo a Rete 4, ma anche quanto ci sto rimettendo se la pubblicità mi viene mostrata contro la mia volontà: se al cinema mi mostrano 10 spot, e la mia partecipazione vale (per ipotesi) 1.300 lire a spot, ecco che guardandoli mi sarei già pagato il biglietto, che invece pago comunque (poi mi viene da pensare: un cinema senza spot costerebbe 26.000 lire, oppure il gestore si fotte 13mila lire secche?).

E questo solo per limitarsi ai media elettrici: il Venerdì di Repubblica, che costa nominalmente 700 lire, quanto viene in realtà? Se un cartellone stradale oscenamente ricoperto di Maurizio Mosca impiega 20 secondi ad uscire dalla tua visuale, quanto avrà guadagnato alle tue spalle col suo passaggio? Quanto ti deve il Corriere della Sera per averti obbligato a vedere cento volte la sua quarta di copertina in metropolitana? E se tu invece non avessi voluto vederla? Come puoi arginare questa rovinosa perdita di profitti? Non puoi. Non ci sono regole all'occupazione pubblicitaria del pianeta; ognuno può fare come gli pare e piace. Ecco alcuni esempi, tra gli ultimi:

Lo scorso anno, l'impianto di diffusione audio della Metropolitana Milanese (quello che dovrebbe dire "attenzione: c'è un incendio") è stato usato per promuovere l'ultimo album dei Pooh. Sempre nelle stazioni della Metropolitana (di proprietà pubblica) sono stati piazzati dei proiettori televisivi che trasmettono spot in continuazione.

Alcune discoteche (dove si paga per entrare) sono state dotate di tabelloni luminosi che trasmettono sei messaggi pubblicitari al minuto, incessantemente per tutta la serata.

I tram di molte città sono stati ricoperti esternamente di reclame (una sola, gigantesca), beccando così non solo gli utenti del mezzo, ma la popolazione tutta.

L'optional essenziale dell'edicola moderna è il bidone dell'immondizia: gigantesco, serve per buttare la risma di pubblicità in "omaggio" e leggere il giornale in pace.

Alcuni Bancomat (il cui uso in molti casi costa qualcosa) mostrano ai propri utenti delle reclame durante le operazioni.

Eppure avremmo anche un Ministro dell'Ambiente (verde), che dovrebbe occuparsi di migliorare l'ambiente (e il mio ambiente, ministro, è urbano), di inquinamento (del corpo e anche della mente), di migliorare qualità della nostra vita. Chissà se tra una manifestazione per la Starna Mortaccina della Valsassina e il convegno "Prospettive del Cifrullo Marsicano nell'era del terziario avanzato" ci avrà mai pensato?